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Pantaloni

PANTALONI DA UOMO

I pantaloni da uomo, si sa, sono storicamente l’indumento maschile per eccellenza, perché nulla ne esalta la figura come questo capo di abbigliamento.
Non importa che tu sia un dandy raffinato o uno sportivo, l’ampia selezione di SHOPenauer ne offre per tutti i gusti: dai pantaloni di Valentino dal taglio più classico ed elegante, ai più moderni cargo pants di Stone Island, o track pants di Palm Angels e Supreme dal carattere decisamente più streetwear.

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Ma quali sono le origini di questo capo di abbigliamento? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i pantaloni hanno una storia molto curiosa.
Il termine “pantalone” è entrato nel nostro vocabolario alla fine del Settecento, grazie all’omonima maschera della Commedia dell’arte veneziana Pantalone, ma le origini di questo capo sono ben più antiche. Sembrerebbe infatti, che i pantaloni furono visti per la prima volta indosso ai Cinesi e ad altre popolazioni orientali che erano solite usarli per la cavalcata e, nonostante fossero effettivamente molto più comodi e pratici soprattutto in battaglia, venivano derisi e snobbati in quanto erano ritenuti indumenti volgari, da “barbari” insomma. O perlomeno questo era quello che i Romani e i Greci sostenevano.

Più tardi invece, nell’Europa medievale, i pantaloni da uomo divennero il capo più indossato tra i maschi adulti. Primo di tutti, fu proprio Carlo Magno a preferire la comodità degli stessi alle tuniche bizantine che indossava invece, solo per le cerimonie.
Nel corso della storia, i pantaloni da uomo hanno cambiato aspetto innumerevoli volte: nel XIV secolo consistevano in semplici calzoni al ginocchio, a cui erano attaccate delle lunghe calze. Questi diventarono talmente larghi, tagliuzzati grossolanamente e foderati con tessuti colorati ed eccentrici, che gli uomini che li indossavano, venivano addirittura scherniti pubblicamente.
Successivamente, nella Spagna di fine Cinquecento, gli uomini alla moda iniziarono a imbottire e accorciare i loro pantaloni, creando due gambe dall’effetto simile a dei palloncini. Questo stile si diffuse in tutta Europa, fino a quando vennero sostituiti da semplici culotte, indossate alla corte di Luigi XIV. 

Nel Settecento, durante la Rivoluzione, le culotte da uomo furono infine sostituite da lunghi pantaloni che erano soliti essere indossati dagli uomini appartenenti alla “working class”, i cosiddetti “sans culottes”.
Per l’uomo moderno dell’Ottocento invece, la moda era in continua evoluzione ed esistevano diversi stili tra cui, quelli più attillati, antenati dei moderni pantaloni skinny, oppure svasati sotto il ginocchio. Nel corso del secolo, questi infine vengono dotati anche di cinghie con passanti sotto la pianta dei piedi.
In questo periodo l’Inghilterra, nota anche come la terra dei dandy, dettava legge in Europa in fatto di moda e, tutte le innovazioni sartoriali provenienti da lì erano scrupolosamente imitate. E come dargli torto: i pantaloni erano tagliati in modo da correggere qualsiasi difetto fisico!
Sempre dall’Inghilterra, il principe del Galles, figlio della regina Vittoria e futuro Edoardo VII, re dei dandies per eccellenza, si divertiva a inaugurare, anche involontariamente, mode come quella volta in cui, per non inzupparli nel fango, inventò il risvoltino, lanciando inconsapevolmente un nuovo e duraturo trend che ritroveremo poi più tardi, ad esempio, in alcuni modelli di pantaloni di Balmain.

Per quanto riguarda il Novecento, durante i ruggenti anni ’20, la società europea fu travolta dalle scoppiettanti mode americane: il charleston e il fox trot si diffusero, il jazz impazzava nei locali e i pantaloni da uomo diventarono più morbidi e comodi grazie all’introduzione delle pinces. Inoltre, università americane arrivarono gli “Oxford bags”, ovvero dei pantaloni a gamba larga, in flanella e tweed, che erano indossati col pullover e con giacche dalle spalle vistosamente imbottite.

Saltando qualche decennio molto conservatore in fatto di moda maschile, ci troviamo catapultati negli anni ’50, quando uscì al cinema “Il selvaggio” con Marlon Brando. Qui l’attore indossava dei blue jeans, di Levi’s, diventati poi bandiera dei movimenti giovanili e dell’avanguardia intellettuale, che esplosero poi negli anni sessanta come simbolo di contestazione e libertà.
Da qua nasce anche l’idea dei pantaloni 5 tasche, che altro non è che la fotocopia del jeans in termini di tagli, differenziandosi però, per quanto riguarda il tessuto. Un esempio di questo modello possono essere i pantaloni di Jacob Cohen.

Caratterizzati da un fit largo e delle ampie tasche sulle gambe, i pantaloni cargo invece, fecero la loro prima comparsa nel 1938, tra le schiere dell’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Naturalmente, come tante invenzioni militari, era solo questione di tempo prima che noi civili mettessimo le mani su questi pantaloni da uomo. Negli anni ’90 infatti, videro un vero e proprio boom, merito degli artisti hip hop, come Chuck D e Tupac, che li hanno resi davvero popolari. Nel decennio successivo, anche Eminem e Jay-Z hanno esteso l’eredità culturale dei cargo pants nell’hip hop e questo stile è diventato ancora più evidente e definito.
Anche oggi sono facilmente reperibili, come ad esempio i pantaloni cargo di Supreme e Carhartt. Ma non solo streetwear! Basti pensare ai cargo pants di Alexander McQueen o a quelli di Helmut Lang, per accorgersi che sono popolari anche in altri stili di abbigliamento.

Ora invece provate ad immaginare un ragazzo in pieni anni ’70 con un paio di pantaloni tartan, una t-shirt, una giacca di pelle e un paio di stivaletti, tante borchie e capelli alla moicana sparati in aria. Ora immaginate un ragazzo nei primi anni 2000, con indosso un paio di jeans, una t-shirt, una camicia a quadri di flanella lasciata aperta e un paio di sneakers Vans.
Cos’hanno in comune? Niente, direte voi. Sbagliato! Hanno in comune il fatto che entrambi indossino un paio di pantaloni skinny.
Infatti, il periodo di massima gloria di questo tipo di pantalone da uomo, caratterizzato dall’avere la gamba molto stretta e che, a differenza dei pantaloni slim-fit, la gamba continua a stringersi anche sulla caviglia, sono proprio tipici sia della moda anni ’70, che di quella del XXI secolo.

Nel 1974, a Londra, più precisamente al 430 di King’s Road, c’è un negozio, “Sex”, che con un’insegna alta quasi un metro e mezzo, di sicuro non passa inosservato. Proprio qui nasce il punk, nella boutique di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, dove si vendono i primissimi skinny, slim, tartan, t-shirt personalizzate, giacche di pelle, o gli iconici bondage pants, indossati dagli artisti più dannati di quel tempo: Sid Vicious dei Sex Pistols, i Ramones, i Clash.
Questi pantaloni da uomo passano inosservati per un paio di decadi, per poi tornare gloriosi con Hedi Silmane che, proponendo pantaloni skinny di Saint Laurent, abbraccia un’estetica rock, con le sue linee decisamente super attillate. Da solo, il designer ha riportato, in chiave rivisitata, la musica e lo stile grunge degli anni ’90 sotto i riflettori. Ovviamente, prendendo il denim ampio, e scambiandolo con i pantaloni attillati. Anche questa volta, musica e moda sono andate di pari passo: quest’estetica ha infatti influenzato lo stile di band indie come i Fall Out Boy, gli Arctic Monkeys e i Panic!.

I pantaloni da uomo slim-fit invece, “cugini” (se così si può dire) dei nostri skinny, divennero molto popolari negli anni ’50, quando star internazionali del rock’n’roll e blues come Elvis e Roy Rogers cominciarono a indossarli. Capaci di esaltare la figura maschile senza rinunciare alla comodità, non c’è un periodo in cui questo tipo di capo sia veramente passato di moda. Oggi li ritroviamo nelle proposte dei pantaloni slim-fit di Lardini, Fortela e Incotex.

Con gli anni ’80 i track pants e i joggers da uomo fanno capolino nella scena musicale e, piano piano, anche nel mondo della moda.
Si tratta di pantaloni morbidi in felpa di cotone, che si differenziano tra di loro dalla presenza o meno della coulisse in vita e sulle caviglie. Introdotti nel mercato inizialmente negli anni ’20 da Emilie Camuset, il fondatore di Le Coq Sportif, nascono per permettere agli atleti di fare sport comodamente.  Diventano poi parte dell’abbigliamento quotidiano quando, grazie alla cultura hip hop, viene creata un’estetica e uno stile proprio di chi vive nelle periferie delle grandi città, ovvero dei cosiddetti “outsider”.
Più precisamente, siamo a New York, fine anni ’70. Un gruppo di breakdancers, i B-Boys, danno vita ad una nuova ed inebriante moda indossando proprio track pants e joggers e arricchedoli con diversi accessori, tra cui catene d’oro e cappellini Kangol.
Dopo i B-Boys, fu il turno dei Run DMC, il gruppo che più ha contribuito a definire lo street look hip hop, adottando i track pants di Adidas e le sneakers senza lacci come loro uniforme distintiva. I Run DMC hanno persino professato il proprio amore per Adidas nel loro brano "My Adidas". Il successo di questa canzone portò a una collaborazione (la prima del suo genere) tra Adidas e Run DMC, ponendo le basi per un legame duraturo tra la cultura hip hop e lo sportswear e alle future collaborazioni tra artisti hip hop e grandi marchi.
Anche negli anni ’90 artisti come Notorious B.I.G., hanno iniziato a rappare citando marchi come VersacePrada e DKNY, segnando l'inizio dell’ossessione dell'hip hop per i brand di lusso. Tuttavia, mentre questo amore per l'alta moda stava crescendo, la cultura ha mantenuto il suo status di outsider, non essendo ancora completamente compresa dal mondo della moda. Qualche anno più tardi, la situazione ha cominciato a cambiare con l’ascesa della moda urbana di Sean John di Diddy e Wu Wear: etichette create appositamente da rapper che avevano deciso di creare qualcosa che fosse autenticamente di quel mondo.
Oggi, la situazione si è ribaltata. L’influenza dell'hip hop sulla moda è indiscutibile ed evidente grazie al legame tra mondo della moda e streetwear. Basti pensare alla collaborazione tra Supreme e Louis Vuitton del 2017.
Possiamo dire quindi che lo status iniziale di outsider dell'hip-hop, ha concesso al genere un’enorme libertà, che nel corso del tempo è passata da essere l’eccezione, ad essere la regola. Da qui, i principali marchi di alta moda iniziano a proporre questo capo d’abbigliamento, ed ecco comparire sulle passerelle i track pants di Balenciaga e Off-White o i joggers di GivenchyPrada e Alexander McQueen.

Tornando invece ad uno stile più casual, i pantaloni chino da uomo sono uno dei modelli più amati perché comodi, eleganti e tendono ad esaltare la figura di chi li indossa. Tipicamente realizzati in cotone colorato, sono prediletti nei mesi caldi per via del tessuto leggero con il quale vengono realizzati e al quale devono il nome. Il nome “chino”, infatti, deriva proprio dal nome spagnolo della Cina, perché il tessuto di cotone utilizzato nella produzione, veniva proprio da lì. Sebbene si siano diffusi inizialmente come pantaloni militari indossati dall’esercito, al giorno d’oggi i pantaloni chino sono un must have nel guardaroba di ogni uomo. Inoltre, questo classico senza tempo è stato reinterpretato anche in chiave moderna, un esempio sono i pantaloni di PT Torino.

I pantaloni da uomo a gamba ampia, invece, fecero la loro prima comparsa tra gli anni ’20 e gli anni ’40. Caratterizzati da gambe medio larghe, una vita molto alta, e un leggero risvolto alle caviglie, erano tenuti con una cintura o bretelle abbottonate, ed erano un capo tipico dei ballerini swing.
Dopo essere stati sostituiti dai pantaloni a campana e da modelli più straight negli anni ’70 e ’80, ecco che i pantaloni larghi tornano gloriosi in tempi più recenti, grazie all’influenza di icone musicali, come Harry Styles e i suoi pantaloni di Prada, o di Valentino.

Tornando ai gloriosi pantaloni da uomo a zampa d’elefante invece, questi divennero un vero e proprio trend alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70. Infatti, nell'era groovy, non si poteva camminare per più di due metri senza imbattersi in un paio di questi! In verità, questo tipo di capo di abbigliamento, caratterizzato da orli molto ampi, che svasano a partire dal ginocchio, fece capolino nel XIX secolo, anche questa volta in ambito militare. I pantaloni a zampa, erano infatti usati dalla Marina americana. Negli anni ’60, però, i giovani americani, spesso “hippie”, e mossi da un fervente spirito ribelle, anticonsumista e anticonformista iniziarono ad acquistarli nei negozi di seconda mano e a personificarli; gli acquirenti, infatti, ricamavano su questi pantaloni con fiori, segni della pace o toppe colorate, facendo emergere tutto il loro sentimento anti guerra, che li contraddistingueva.
Indossati poi anche da celebrità della disco dance o del glam rock come Cher o David Bowie, i pantaloni a zampa, acquisirono quindi man mano importanza, finché anche i designer adattano le loro collezioni a questa nuova tendenza.
Anche negli ultimi anni hanno avuto un vero e proprio revival, andando oltre il cliché delle reminiscenze hippie e disco, diventando un capo da avere assolutamente nel guardaroba. Un trend, questo, ispirato dallo spirito libero di un decennio che da sempre si riflette nelle collezioni dei pantaloni di Gucci.

Per gli uomini più eccentrici e che amano dare nell’occhio, ecco che fanno capolino sulle passerelle e nei negozi, soprattutto dagli anni ’60 in poi, i pantaloni stampati. Dalle opulente e selvagge stampe dei pantaloni di Versace, a quelle paisley di Etro, fino a quelli di Lifesux e Rassvet, dal carattere decisamente più streetstyle.

Insomma, per un capo di abbigliamento essenziale come i pantaloni da uomo, puoi sempre contare su SHOPenauer: qui ne puoi trovare per ogni occasione e gusto, di tutti i maggiori brand italiani e internazionali.

 

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