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Politica in passerella

Politica in passerella

You must live, la collezione autunno/inverno di Salvatore Vignola ispirata alla Palestina e presentata a Palazzo Giureconsulti a Milano lo scorso 23 febbraio, offre uno spunto per riflettere sul potenziale della moda e dell’arte come atto politico e vettore di memoria culturale. Il concept dell’evento, curato dall’artista e attivista egiziana Aya Mohamed, si è sviluppato a partire dalla poesia If I must die di Refaat Alareer. Nello specifico, si tratta di un componimento nel quale il poeta, rimasto ucciso il 6 dicembre 2023 a seguito di un attacco aereo, auspicava che, qualora gli fosse accaduto qualcosa, i suoi indumenti venissero utilizzati per realizzare un aquilone, in modo che un bambino palestinese potesse vederlo. E così è stato, almeno metaforicamente parlando. È proprio a partire dagli abiti che un team di artisti, designer, musicisti, fotografi e ballerini ha dato vita a una narrazione trasversale reinterpretando in maniera rispettosa capi simbolo della tradizione palestinese, come la kefiah o il thobe, in una veste fluida e universale. Nel segno di una sostenibilità anche ambientale, la collezione è stata interamente realizzata con tessuti donati da Readymade textiles, un progetto votato alla redistribuzione di tessuti deadstock di alta gamma e prodotti in Italia. Inoltre, come atto di supporto concreto, ogni pezzo della collezione è stato messo in vendita durante l’evento, e il ricavato interamente devoluto all’associazione Palestine Red Crescent Society.

 

Heritage e identità

L’evento in sé è stato pensato per essere costellato di simboli identitari: dalla danza, alla collaborazione con il Palestinian Sound Archive (archivio sonoro digitale di musica tradizionale che ha l’obiettivo di far conoscere il patrimonio musicale palestinese), fino alla presenza degli ulivi (metafora dell’identità palestinese e simbolo della lotta contro l’oblio) che connotavano una rappresentazione artistica della memoria eseguita non solo attraverso gli abiti. La rivisitazione dell’heritage si è rivelata dunque una strada percorribile per rinsaldare la traccia di un popolo nel tempo presente. Oltre le macerie. 

 

Moda, politica, attivismo 

La moda come attivismo ha storicamente dei precedenti molto solidi: dal power dressing degli anni Settanta, «mezzo per le donne per stabilire l’autorità in ambienti professionali», passando per le iconiche collezioni di Vivienne Westwood, fino al più recente abito sfoggiato da Alexandria Ocasio-Cortez in occasione del Met Gala del 2021 su cui figurava l’imponente scritta «Tax the rich». Ma anche Miuccia Prada non manca di ricordare che i suoi abiti servono a «far sentire le donne intelligenti». In diverse occasioni questo legame al contempo viscerale e controverso tra moda e politica è stato oggetto di dibattito: se da un lato c’è chi lo considera un mezzo appropriato per esprimersi, proprio grazie all’immensa eco che può generare, per altri si tratta di mere strategie di marketing per distogliere l’attenzione da pratiche non sostenibili portate avanti nel corso degli anni dalle maison. Uno storytelling d’avanguardia è imprescindibile per questo settore, che si occupa di interpretare i cambiamenti del suo tempo nella loro declinazione semiotica, ma, proprio per il potenziale espressivo di questo mezzo, è ugualmente importante saper bilanciare questa pratica con degli atti concreti, come è sapientemente riuscito a fare Salvatore Vignola con la sua collezione.


Crediti: https://pin.it/10WXBaAH6

 

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