Y/Project, storia e addio della maison che ha reinventato il denim
A gennaio 2025, dopo quattordici anni, Y/Project ha chiuso i battenti. Una delle maison più influenti e amate della moda contemporanea si è spenta in silenzio, travolta dalle difficoltà finanziarie e dall'impossibilità di trovare un acquirente. Ma il segno lasciato dalla casa parigina, e dal suo direttore creativo Glenn Martens, resta impresso nel linguaggio della moda di oggi. Vale la pena ripercorrerne la storia.

Da Yohan Serfaty a Glenn Martens
Y/Project nasce a Parigi nel 2010 come progetto avant-garde di menswear, fondato dallo stilista Yohan Serfaty con l'imprenditore Gilles Elalouf. Le prime collezioni hanno silhouette allungate, quasi architettoniche, e un'estetica dark e sartoriale. Nel 2013 Serfaty muore di cancro, ed Elalouf affida la direzione creativa a un giovane belga diplomato ad Anversa ed ex assistente di Serfaty: Glenn Martens. È lui a trasformare la maison, aprendola alla womenswear, a un approccio gender-fluid e a un massimalismo decostruito che porta Y/Project all'attenzione mondiale. Arrivano i riconoscimenti: finalista al LVMH Prize nel 2016, Grand Prix ANDAM nel 2017.

Trompe-l'oeil, denim e trasformazione
La grammatica di Y/Project ruotava intorno all'idea di trasformazione del capo. Il trompe-l'oeil, con denim e stampe che riproducevano corpi, camicie o pantaloni finti; il denim iconico attorcigliato e a spirale; e soprattutto la convertibilità e il layering, capi pensati per essere indossati in più modi, con gambe che si abbassano, cinture ribaltabili e zip vaganti. A questo si aggiungevano tailoring destrutturato, proporzioni esagerate e stratificazioni. Tra i pezzi-feticcio: gli stivali cuissard arricciati nati con UGG, il total-denim e le celebri body-print che facevano sembrare chi le indossava nudo o stampato addosso.


Il segno lasciato
Y/Project ha reso mainstream nell'alta moda l'idea di decostruzione giocosa, convertibilità e trompe-l'oeil, influenzando un'intera ondata di brand più giovani e il ritorno del denim come materiale couture. Ma la sua eredità più grande passa per Glenn Martens, diventato nel frattempo direttore creativo di Diesel (dal 2020) e, il 28 gennaio 2025, nominato direttore creativo di Maison Margiela in successione a John Galliano: la consacrazione ai vertici del lusso di un linguaggio sperimentale maturato proprio in Y/Project.
Le collaborazioni memorabili
Poche maison indipendenti hanno collaborato con tanta intelligenza. Gli stivali arricciati con UGG (2018) sono diventati un pezzo-culto; con Canada Goose (2020) sono nati capispalla ibridi dalle silhouette deformate; con Melissa una lunga serie di calzature in PVC; con Jean Paul Gaultier (dal 2022) una collaborazione che decostruiva i codici della maison, tra righe Breton oversize e corsetti rivisitati. E ancora le sneaker con Fila e le Salomon Speedcross in versione arricciata. Ogni progetto era un piccolo manifesto di ironia e ingegno.


La chiusura
Il percorso verso la fine era iniziato nel 2024: la morte del co-fondatore Gilles Elalouf a luglio, l'uscita dell'amministratore delegato e, a settembre, l'addio di Glenn Martens dopo undici anni. Il 26 settembre 2024 il Tribunale di commercio di Parigi aveva posto l'azienda in amministrazione controllata. Senza un acquirente, a gennaio 2025 la maison ha annunciato la cessazione di ogni attività con effetto immediato. L'ultima sfilata era stata l'Autunno-Inverno 2024, con un cast di celebrity da Charli XCX a Irina Shayk. La stampa l'ha letta come la fine di un'era per l'avanguardia parigina, e come l'ennesima caduta di un brand d'autore in un periodo difficile per il lusso indipendente.

L'ultimo saluto, dal profilo ufficiale della maison:
Y/Project non esiste più, ma i suoi jeans attorcigliati, i suoi trompe-l'oeil e la sua idea di un capo che si trasforma continueranno a vivere nelle passerelle che ha ispirato, e nel lavoro di Martens ai vertici della moda. Un addio, non una cancellazione.





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