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Poor Things e come l'emancipazione sia anche una questione di abbigliamento

Poor Things e come l'emancipazione sia anche una questione di abbigliamento

Poor Things (in italiano Povere Creature!) è uscito nelle sale cinematografiche italiane il 25 gennaio 2024. Attraverso un sapiente word-of-mouth si insinua nelle lenti degli appassionati di cinema e dilaga poi sotto gli occhi di tutti che, incuriositi, si apprestano a sedersi sulle poltroncine rosse ad ammirare il lavoro meticoloso, avanguardista e strambo del regista greco Yorgos Lanthimos

Emma Stone nei panni di Bella Baxter nel film Poor Things

Non si fa fatica a trovare nella storia una somiglianza nemmeno tanto velata con il Frankenstein, tant'è che in molti hanno definito il lavoro di Lanthimos "il Frankestein femminista". Bella Baxter, magistralmente interpretata da Emma Stone, è l'esperimento del dottor Godwin Baxter (Willem Defoe) che ridà la vita alla sua - poi - beneamata. Il personaggio vittoriano di nome Victoria inizialmente, altro non è che una donna provata dagli eventi della sua vita, decisa a gettarsi da un ponte ormai sconfitta, forse ormai troppo disperata anche solo per mettere alla luce il bambino che portava in grembo. Il dottore, chiamato per tutta la durata del film "God" dalla stessa Bella, e non senza motivo, impianta il cervello del neonato nella testa della donna che da quel momento in poi dovrà  imparare, poco a poco, a ricrearsi uno spazio e un'identità.

Questa stessa identità, a tratti ingenua, ma poi forte e placida, spiccata e vera, passa anche attraverso i costumi di scena. L'incredibile lavoro di delineazione del carattere e delle fasi di vita di Bella tramite gli abiti è frutto della mente di Holly Waddington, designer già conosciuta per la realizzazione dei costumi di Lady Macbeth (2016) e The Great (2020).

Costumi vittoriani di Holly Waddington per il film Poor Things

Poor Things è un film sci-fi comico ambientato alla fine dell' '800, siamo in epoca vittoriana. Tuttavia, mentre gli abiti di chi fa parte di questo arco narrativo siano in linea con l'epoca, Bella esce dagli schemi e dagli schermi grazie anche a un codice stilistico che di discosta per certi versi. La stessa Holly Waddington ha ammesso di aver preso ispirazione da un quadro di Egon Schiele per i lunghi capelli corvini di Bella, e di essersi rifatta a design futuristici di Courréges nonché all'italiana Schiaparelli

La prima parte del film svela i primi passi di Bella nel mondo, infante che impara a pronunciare le prime parole, ingombrando i metri quadrati dell'immensa casa in cui viveva in maniera goffa e meccanica. Qui gli abiti sono i baby doll che le tengono scoperte le gambe, le camicie da notte e addirittura un bustle cage che la tiene imprigionata nella sua condizione di semi-reclusione. I colori della pellicola in bianco e nero fanno intendere che gli abiti siano chiari, associati alla purezza di un periodo di crescita; ma siamo ancora spettatori del bianco e nero, che crea un distacco evidente con la fase di liberazione di Bella. 

Bella Baxter in bianco e nero nella prima fase del film

Quando la protagonista arriva a Lisbona si ha finalmente un'esplosione di colori, di gioia, di scoperta. Bella lascia in camera il suo amante Duncan per andare a esplorare la città e lo fa indossando una camicia bianca con rouches frontali, una giacca corta a spalle voluminose e alte e un paio di pantaloncini corti color giallo canarino. Si muove anche in maniera diversa, i capelli sono sciolti, liberi da costrizioni, i movimenti più fluidi ma ancora non al pieno delle proprie potenzialità. La ribellione, anche nei confronti del suo amante Duncan, passa attraverso un abito giallo acceso, ricco, una mimosa a strati, che mette per la prima volta al ristorante in presenza di sconosciuti.


L'abito giallo a strati indossato da Bella Baxter a Lisbona

Da Lisbona andiamo in viaggio verso la Grecia, dove l'esplorazione dell'io si intinge di consapevolezza maggiore e conoscenza della miseria dell'uomo. Gli abiti si intristiscono con lei, ritornano quasi quelli dell'infanzia e si semplificano in maglietta e pantaloncini per la notte, salvo poi esplodere nella scena cult della danza sfrenata con Mark Ruffalo (Duncan).

I vestiti si evolvono in tutti gli atti della crescita di Bella come persona, pertanto a Parigi la rivediamo affermare la sua personalità. Holly Waddington dichiara che il mantello giallo mango a contrasto con la neve sia stato ispirato da un profilattico, per dare un tocco di ironia. Bella poi si denuda, si riveste, ma con colori chiari, pastello e rosa, usa trasparenze. Nasce poi la sua versione acculturata, curiosa, carica di sapere e in questa occasione la ritroviamo camaleontica nell'ambiente degli studenti di medicina: eccola quindi con giacca di tessuto pesante in lana, stivali e calze grigie sotto il ginocchio. Più austera, ma sempre frizzante e mai noiosa. Le gambe non sono infatti coperte ma sono invece valorizzate dal taglio della giacca.

Bella Baxter con giacca sartoriale e gonna grigia sotto il ginocchio

Holly Waddington ha creato una narrazione nella narrazione, dando vita alla sperimentazione di una donna che si emancipa socialmente e sessualmente, lo fa tramite i materiali degli abiti utilizzati, attraverso il gioco dei volumi e degli abbinamenti a contrasto, lo fa con il colore giallo, canarino, acceso, mango - vero fil rouge della più chiara presa di coscienza da parte di Bella che vuole imporsi nella società. E ce la fa. 

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