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Letter to the future - Yohji Yamamoto

Letter to the future - Yohji Yamamoto

Yohji Yamamoto è uno stilista giapponese che dal 1970 riflette sul corpo umano attraverso la struttura degli abiti pensati e realizzati come sculture multiformi.


Yohji Yamamoto, lo stilista giapponese maestro della decostruzione 


La sua storia inizia in un momento storico cruciale per il Giappone, il quale è segnato dalla seconda guerra mondiale e dalla bomba atomica. 

A seguito della scomparsa del padre, la madre di Yohji decide di aprire un piccolo laboratorio di sartoria. In questo periodo di sacrifici e privazioni, Yamamoto eredita il rigore e l’essenzialità ma anche l’ammirazione per la figura femminile e l’interesse per la sartoria. 

Terminati gli studi in legge nel 1966 si iscrive alla prestigiosa scuola di moda Bunka Fukuso Gakuin di Tokyo, dove vince una borsa di studio che lo conduce a Parigi.

L’incontro con la capitale francese definisce il suo desiderio di decostruzione e ribaltamento degli schemi e lo spinge nel ‘72 a tornare in Giappone dove da il via al suo brand Y’s.

Inizia dunque a sperimentare l’unione di capi apparentemente incompleti alla sobrietà del nero e forme ampie e sregolate a un’estetica punk e gender fluid in cui la silhouette femminile non viene mai oggettivata o sessualizzata. 

Questa sua interpretazione fa diventare Y’s riconoscibile e vincente portandolo a sfilare sulle passerelle parigine e a diverse collaborazioni con brand dal calibro di Hermès, Yeezy e Lamborghini, solo per citarne alcuni.


Silhouette nera oversize firmata Yohji Yamamoto in passerella

 

Yohji Yamamoto è riconosciuto per aver sfidato le convenzioni dello stile e per aver ridefinito l’idea di bellezza sovvertendo stereotipi e concezioni di genere, creando così una nuova geografia del corpo in una silhouette universale.

 

Sono proprio gli abiti che scrivono lo spazio bianco della Galleria di 10·Corso·Como, uno spazio dedicato alla riflessione che i linguaggi della creatività contemporanea attivano intorno alla cultura dell’immagine. 

Attraverso i colori assoluti si definisce un percorso concepito come un’unica installazione. Una parata di bianchi e neri per culminare poi in un cuore rosso che racchiudono un solo unico pensiero: prospettiva infuocata e futura.

 

Questo nuovo progetto mette in discussione le regole dell’esposizione di moda, rifiutando ogni forma di monumentalità dell’abito e cercando un rapporto attivo.


Allestimento della mostra Letter to the Future di Yohji Yamamoto 


Letter to the future è un evento che raccoglie 25 capi d’archivio provenienti dalla collezione Yohji Yamamoto di epoche e stagioni diverse, a partire dal 1986 al 2024

La mostra è visitabile dal 16 maggio al 31 luglio 2024 presso, appunto, la Galleria di 10·Corso·Como, curata da Alessio De’Navasques, docente di Fashion Archives presso l’Università della Sapienza di Roma.

De’Navasques, attraverso l’allestimento privo di elementi scenografici ma di soli busti sartoriali simili a quelli di un atelier, è riuscito a ottenere una perfetta mescolanza alternando capi di ieri, iconici a quelli d’oggi. L’unica protagonista è l’abilità di smontare e rimontare archetipi dando una sua personale visione del presente, passato e futuro.

 

La lettera al futuro di Yohji Yamamoto è indirizzata a sua madre, figura fondamentale nella definizione della sua identità creativa e del suo brand.

Inizia così un percorso di corrispondenze tra le sue riflessioni sul senso del futuro e una selezione di capi d’archivio che dimostra la sua relazione tra corpo e abito nel superamento della dimensione del tempo.

Nei suoi volumi non sembra esserci un inizio e una fine, proprio perché l’aria circola tra il corpo e il tessuto e l’abito sembra respirare senza le costrizioni di una forma predefinita.

La sua insistenza sull’imperfezione è legata a uno dei concetti della filosofia wabi-sabi che si manifesta in un’accettazione dell’impermanenza e dell’incompletezza in un oggetto. É proprio quel senso di atemporalità trasmesso dall’idea di “non terminato” delle sue lavorazioni il modo non convenzionale di trattare i tessuti.


Capo d'archivio Yohji Yamamoto con lavorazione volutamente non finita 


Tramite il suo processo di creazione dell’abito, Yamamoto ha rivoluzionato il rapporto tra capo e persone come messaggio universale di libertà.

Nella sua visione il corpo non è reso oggetto ma è un corpo che agisce sull’abito e lo trasforma.

 

“Assistiamo a un momento storico in cui, proprio come accadeva negli anni del suo esordio in Europa, la fisicità sembra essersi liberata da sovrastrutture e stereotipi di genere, eppure siamo sovraesposti e continuamente giudicati come accade sui social media”, ha dichiarato il curatore Alessio.

È questo quindi il messaggio nascosto della mostra: l’imperfezione perfetta e il concetto di body positivity che oggi più che mai è un tema molto importante.

Gli abiti fanno parte di un flusso dove ogni forma, taglio e geometria trasmettono un’idea di futuro oltre il tempo. È quindi, appunto, una lettera al futuro per non dimenticare il passato e il presente.

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