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Brand Avant-garde

Boris Bidjan Saberi, addio al maestro dell'artigianato dark

Boris Bidjan Saberi, addio al maestro dell'artigianato dark

Nel maggio 2025, con un comunicato che ha scosso l'intera scena dell'avanguardia, Boris Bidjan Saberi ha annunciato la sospensione delle attività dopo la collezione Primavera-Estate 2026. Non un fallimento, ha spiegato il designer, ma il rifiuto di spostare la produzione fuori dal suo atelier di Barcellona: "non è la fine della strada, ma una trasformazione". Prima di parlare del suo futuro, però, vale la pena raccontare perché il suo nome è diventato un culto per chi ama la moda più radicale e artigianale.

Boris Bidjan Saberi, la campagna Autunno-Inverno 2024.
Boris Bidjan Saberi, la campagna Autunno-Inverno 2024.

Da Monaco a Barcellona

Boris Bidjan Saberi nasce a Monaco di Baviera l'11 settembre 1978, da madre tedesca e padre persiano, entrambi con una loro etichetta di moda. Cresce quindi nel mestiere, e nel 2006 si diploma a Barcellona, dove fonda la sua casa eponima di menswear. Il numero 11, la sua data di nascita, diventa la firma del marchio e nel 2013 dà il nome alla linea più urbana e accessibile, 11 by Boris Bidjan Saberi. Il suo linguaggio nasce da un incrocio insolito: cultura skate, hip-hop e streetstyle da un lato, riferimenti mediorientali e una sensibilità sartoriale dall'altro, filtrati attraverso una idea di eleganza volutamente ruvida che la critica ha spesso accostato a Rick Owens e Ann Demeulemeester.

Boris Bidjan Saberi, Persian Desert: il debutto in passerella, Primavera-Estate 2009.
Boris Bidjan Saberi, Persian Desert: il debutto in passerella, Primavera-Estate 2009.

Object-dyeing e cuoio di cavallo: la firma

Il tratto più riconoscibile di BBS è l'ossessione per i processi manuali. Il designer pratica l'object-dyeing: il capo, già confezionato, viene immerso e tinto come oggetto finito, così che cuciture, pieghe e volumi trattengano il colore in modo vivo e irregolare, sviluppando col tempo una patina che migliora con l'uso. Emblematico il cuoio di cavallo pesante, oliato, lavorato in giacche come la celebre J2 che diventano quasi seconde pelli modellate sul corpo. Ricorrono resine, cere e sovratinture, cuciture a cicatrice (lo scarstitch), pannellature e stratificazioni, in una palette scura e minerale di neri, antraciti, terre e grigi polvere. Ogni capo della linea principale è numerato e trattato come un pezzo d'atelier: un lusso che non si vede nel logo, ma nel processo.

Boris Bidjan Saberi, Blood, Autunno-Inverno 2011.
Boris Bidjan Saberi, Blood, Autunno-Inverno 2011.

Un riferimento dell'avanguardia

BBS è uno dei nomi cardine della cosiddetta artisanal fashion, citato insieme a Rick Owens, Carol Christian Poell e Guidi come pietra di paragone del settore. Sfilando con regolarità alla Paris Fashion Week uomo, con collezioni dai titoli concettuali (Brutalism, Paganism, Roots, Post Humanism), ha reso desiderabili capi materici e quasi brutali, dove il valore sta nella lavorazione a mano e nelle tinture uniche più che nel marchio. Il fervore del suo mercato dell'usato e dell'archivio, con account e negozi dedicati, conferma uno status da collezione.

Boris Bidjan Saberi, Post Humanism, Primavera-Estate 2017.
Boris Bidjan Saberi, Post Humanism, Primavera-Estate 2017.
Boris Bidjan Saberi, Paganism, Autunno-Inverno 2018.
Boris Bidjan Saberi, Paganism, Autunno-Inverno 2018.

Le collaborazioni che hanno lasciato il segno

Climber da oltre trent'anni, Saberi ha portato la sua ricerca anche fuori dall'abbigliamento. La collaborazione più longeva è quella con Salomon (dal 2016), che ha rivisitato in chiave BBS i modelli trail e da montagna fino alla capsule Athletic Bouldering. Con Reebok ha reinterpretato la Instapump Fury, rilanciata nel 2025 sotto la linea 11 by BBS. Con il naso Geza Schoen ha creato nel 2016 il profumo Boris Bidjan Saberi 11, ispirato agli odori dell'atelier e al cuoio. E poi le scarpette da arrampicata con So iLL e la leggenda del bouldering Fred Nicole, gli occhiali con Rigards e Dita, i progetti con New Era e persino con i Massive Attack. Un raggio d'azione che ha allargato i confini del suo immaginario ben oltre la passerella.

Boris Bidjan Saberi, lo showroom della Primavera-Estate 2023.
Boris Bidjan Saberi, lo showroom della Primavera-Estate 2023.

SS26, la collezione d'addio

Non esiste una collezione Autunno-Inverno 2026-27: la Primavera-Estate 2026, presentata nel calendario della Paris Fashion Week uomo, è l'ultima della struttura attuale e assume il valore di un testamento. Fedele al codice della maison, tra artigianato estremo, object-dyeing e cuoio trattato, chiude un ciclo lungo quasi vent'anni. Saberi ha lasciato aperta la porta a una ripartenza sotto nuova forma: una promessa che i suoi appassionati custodiscono come si custodisce un capo numerato.

Boris Bidjan Saberi, Roots, Autunno-Inverno 2019.
Boris Bidjan Saberi, Roots, Autunno-Inverno 2019.

Un ultimo sguardo, dal profilo ufficiale del brand:

Dove trovarlo

La linea BBS si acquista nelle boutique più radicali del mondo: Atelier New York e Hotoveli a New York, L'Eclaireur a Parigi, The Lab Store e Closet Case a Londra, H. Lorenzo a Los Angeles, Darklands e Orimono a Berlino, Antonioli e Daad Dantone a Milano, Clique e boutiqueW a Tokyo, mentre a Barcellona si trova da Aleluya e Sivasdescalzo. Online, oltre al sito ufficiale, i riferimenti dell'avanguardia sono SSENSE, Antonioli e Atelier New York, con archivi come Archived per le stagioni passate. Chi vuole un pezzo di questa storia, adesso, sa di avere una finestra che si sta chiudendo.

📸 In breve

Boris Bidjan Saberi chiude dopo la SS26: object-dyeing, cuoio di cavallo e capi numerati. Ritratto di un culto dell'avanguardia artigianale.

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