Magliano, l'eleganza storta della provincia italiana
In breve: Magliano è il marchio bolognese che ha trasformato la provincia italiana, i suoi bar, le sue notti e la sua eleganza spettinata, in un tailoring poetico che ha conquistato il Karl Lagerfeld Prize e un posto nel calendario di Parigi. La storia, i capi dai nomi indimenticabili, e dove trovarlo nei migliori negozi italiani.
C'è un'Italia che la moda ha sempre raccontato poco: quella delle balere di pianura, dei bar sotto i portici, degli abiti buoni tenuti in fresco per le occasioni e poi vissuti fino a sformarli. Magliano ha costruito un intero linguaggio su questa Italia qui, e l'ha fatto con una serietà sartoriale che nessuna ironia riesce a nascondere. Il risultato è il fenomeno più interessante della moda indipendente italiana: un marchio nato a Bologna nel 2017 che oggi sfila a Parigi, senza aver perso per strada nemmeno un grammo della propria stranezza.
Bologna, 2017: un guardaroba per uomo innamorato
Luca Magliano, bolognese classe 1987, fonda il marchio nella sua città, e la scelta non è logistica ma ideologica: Bologna con la sua storia di movimenti e controculture è la lente attraverso cui il designer guarda il guardaroba maschile italiano. Il debutto è fulminante: nel 2017 arriva la vittoria di Who Is On Next, il concorso di Vogue Italia per i nuovi talenti, e l'anno dopo la prima sfilata a Pitti Uomo con una collezione dal titolo che è già un manifesto, "Guardaroba per Uomo Innamorato". Nel gennaio 2024 Pitti lo richiama a Firenze come Guest Designer, la consacrazione di casa.
In mezzo, il riconoscimento che cambia tutto: nel 2023 Magliano vince il Karl Lagerfeld Prize dell'LVMH Prize, il premio con cui il più grande gruppo del lusso mondiale segnala i talenti destinati a contare. Per un marchio indipendente di provincia, dichiaratamente fuori da ogni centro, è la conferma che la strada meno battuta era quella giusta.
L'eleganza sbagliata apposta

I codici del brand partono sempre dai fondamentali del guardaroba maschile italiano, il completo, la camicia, il cardigan, trattati però con quella che il marchio stesso definisce un'attitudine storta, cupa e spettinata, fino a diventare un codice naturalmente genderless. Le giacche si chiudono con ganci e cinturini da lavoro, le maglie hanno i bordi sfilacciati di proposito, i colletti sembrano reduci da una notte lunga. Il motto della casa dice tutto in una riga: il lusso non è che un gesto.
Poi ci sono i nomi, che da soli valgono il viaggio nel catalogo: la camicia Pasolini, il blazer Big Monopetto, il cardigan Drew Barrymore, il gilet A Mess Of A Vest, la maglia Romanticone, la sovracamicia Piccolo Paradiso. Ogni capo è un piccolo personaggio, e chi compra Magliano non compra un pezzo di tendenza ma un frammento di quel realismo magico di provincia che il designer ha eletto a patria creativa: i paesaggi periferici, i dialetti, le vite che non vanno di fretta.
Dal traghetto di Milano al debutto di Parigi

Anche il modo di presentare le collezioni rifiuta la routine. La Primavera-Estate 2026 non ha sfilato: è diventata un cortometraggio girato di notte su un traghetto, diretto dal regista Thomas Hardiman e proiettato durante la fashion week milanese del giugno 2025, con la collezione a raccontare un anno sabbatico immaginario tra corde, ganci, orli a vivo e stivali allacciati d'altri tempi, oltre a una collaborazione con Beja per una sneaker ispirata al calcio.
Poi, il salto: il 24 gennaio 2026 Magliano ha debuttato nel calendario ufficiale della settimana della moda maschile di Parigi con "UNPLUGGED", presentata come un concerto sognato, con una performance dal vivo di fischio melodico dell'artista Elena Somaré. In passerella l'antologia dei codici della casa filtrata da tessuti nobili e ruvidi, Shetland, Harris tweed, mohair, organza, e un nuovo capo firma dal nome perfetto, la Taxi Jacket, pensata per chi indugia nel freddo della notte. L'eleganza delle periferie, questa volta, recitata sul palcoscenico più centrale che esista.
Perché è un brand di culto (e dove trovarlo)

Il culto Magliano nasce da una coerenza rara: ogni collezione allarga il racconto senza mai tradirlo, e chi lo segue ha la sensazione di appartenere a una comunità più che a una clientela. Ne sono prova i negozi che lo hanno scelto, la mappa esatta del retail che conta: Dover Street Market a Parigi, Leclaireur, La Garçonne a New York, H Lorenzo a Los Angeles, e in Italia 10 Corso Como, La Rinascente, Antonioli, Slam Jam, Tessabit, Eraldo. I prezzi restano quelli di un lusso indipendente fatto in Italia, dalle t-shirt attorno ai centocinquanta euro ai capispalla che sfiorano i mille.
In un sistema che confonde spesso la ricerca con la freddezza, Magliano ha dimostrato che si può essere radicali restando caldi, umani, perfino sentimentali. La provincia italiana aspettava da sempre qualcuno che la portasse in passerella senza travestirla da altro: adesso ce l'ha, e parla bolognese.
L'ultimo capitolo, direttamente dal profilo Instagram ufficiale del brand: la campagna della Primavera-Estate 2027.





Commenti
Ancora nessun commento. Rompi il ghiaccio!
Accedi per commentare